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INTELLIGENZA COLLETTIVA RISPETTOSA DELLE DIVERSITA’

da Nova Il Sole 24 Ore 16 settembre 2012

di Luca De Blase

L’intelligenza collettiva. Nozione in piena evoluzione. Di certo non stabilizzata. Viene da intuizioni diverse, Emile Durkheim, H.G. Wells e Pierre Lèvy. Al Mit c’è un centro di ricerca dedicato all’argomento: molto pragmatico il suo direttore Tom Malone osserva come in molte occasioni gli individui si comportino in modo coordinato come se facessero riferimetno a un’intelligenza collettiva, aggiunge che i computer e i cellulari intensificano i collegamenti tra le persone alimentando le forme di condivisione del ragionamento e conclude domandandosi se si possa migliorare l’intelligenza collettiva.

Di certo è una nozione adatta alla contemporaneità. Fino agli anni Settanta il concetto aggregante era quello di “massa”. E in particolare si pensava alle masse dei produttori. Erano accomunati dal lavoro alla stessa catena di montaggio. Avevano in un certo senso la stessa agenda, gli stessi interessi, lo stesso comportamento. Negli ultimi trent’anni si direbbe che la massa dei produttori abbia lasciato il posto centrale nella cultura prevalente alla nozione di “target” riferita ai consumatori. Il focus è passato dall’offerta alla domanda, dalla produzione al marketing. I consumatori classificati nello stesso target avevano in un certo senso la stessa agenda, gli stessi interessi, lo stesso comportamento.

Nel quadro dell’intelligenza collettiva, invece, le persone mantengono una diversità: sono soggetti che si coordinano in base ad un pensiero comune emergente dalle loro interazioni abilitate dagli strumenti di comunicazione che estendono le capacità cerebrali e che, con le loro strutture tecnologiche, influiscono sulle agende, gli interessi, i comportamenti, senza poterli omogeneizzare ma inserendo incentivi all’emergere di una collaborazione. Insomma, la situazione è cambiata. Ma stiamo ancora cercando di comprenderne le conseguenze.

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