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INDUSTRIA IN DIFFICOLTA’, BASTA ALIBI COLPA ANCHE DEGLI IMPRENDITORI

L’intervista di Gianni Favero

Il Presidente di Nice “Questa recessione è per quelli che hanno avuto vista corta. Le eccellenze stanno in tutti i settori”

Lauro Buoro: la cristi c’è dal 2007, oggi muore chi è rimasto fermo.

da Corriere del Veneto – Economia – 13 Agosto 2012

ODERZO (Treviso) – Non ci sono alibi, tutti abbiamo avuto il tempo di mettere la barca in sicurezza. Chi non lo ha fatto non dia la colpa alla situazione complicata di oggi. Vede qualcosa di buono, in questa crisi, Lauro Buoro presidente e fondatore di Nice di Oderzo, ossia una delle non molte aziende dell’industria veneta con bilanci in decisa crescita. E il buono sta in una selezione naturale che salva le aziende vere e sane e non chi ha provato a cavarsela mantenendo l’orizzonte corto. Questo è un punto di vista abbastanza drastico.

E’ davvero convinto che la responsabilità delle situazioni di crisi aziendali sia prevalentemente sulle spalle dei proprietari?

“Occorre non essere ipocriti e non far finta di non vedere che il percorso attuale di difficoltà è iniziato nel 2007, cioè almeno un anno prima di quell’autunno del fallimento di Lehman Brothers, inizio convenzionale della grande crisi. Era chiaro da un pezzo che le aziende andavano patrimonializzate e ben strutturate per gestire i rapporti con il credito. Se non è stato fatto non lo si è voluto fare.”

Perchè? Mica si può essere così masochisti.

“Le ragioni sono molte ma di fondo c’è che molti imprenditori sono stati sedotti da obiettivi a medio termine, intendo di natura squisitamente finanziaria, ed hanno smesso di investire nel loro core business. Hanno trascurato progetti industriali di sviluppo senza capire che in questo modo presto non sarebbero più stati in grado di competere a livello globale. Cioè l’unico che conta.”

Molto spesso gli osservatori economici spiegano certi default con l’esistenza di settori ormai maturi che non potevano che esaurirsi.

E quali sarebbero? Io vedo grandi eccellenze in tutti i comparti, in aziende in cui si è saputo continuare ad investire. I settori produttivi sono tutti buoni, l’Asia riesce a competere con la nostra qualità ma solo fino ad un certo punto. Anche rimanendo nel nostro sofferente comparto del legno, per fare un esempio, ci sono gruppi che lavorano per Ikea e che per capacità non hanno eguali al mondo”.

Nice è quotata a Piazza Affari e anche lì, da parecchio tempo, si vive sulle montagne russe. Non è anche questo un condizionamento psicologico quotidiano che alla lunga logora?

“Infatti occorre isolare mentalmente la Borsa dalla fabbrica. Noi società quotate dovremmo imparare a ragionare su traguardi lunghi, non farci prendere dall’ansia dei numeri nelle relazioni di bilancio ogni tre mesi. Comunque vadano le cose a Milano i progetti di investimento in azienda non devono mai essere messi in discussione”.

Altro motivo costante nei discorsi degli imprenditori è il rapporto con il Governo, il fisco, la burocrazia e con tutti gli elementi di questo Paese che ci penalizzano nella competizione internazionale.

“Tutte cose verissime ma anche qui da considerare a singoli segmenti. Conosciamo lo stato della nazione e con questo debito pubblico la pressione fiscale non potrà ragionevolmente essere allentata. Questione diversa però, è quella della burocrazia. Non possiamo smettere di pretendere che lo Stato ci consenta di muoverci con la velocità di cui abbiamo bisogno in moltissimi processi. Uno per tutti l’inserimento rapido dei giovani anche attraverso un rapporto con le università serio ed efficiente”.

Da molto tempo, sempre per bocca degli esperti, sentiamo dire che il terziario e l’hi tech sono un ambito di espansione occupazionale formidabile. Ha anche lei questa impressione?

“Il terziario è un elemento di forza ma dovremmo cambiare tipologia. Puntiamo ad aggregazioni di aziende di questo settore con competenze spiccate, ma diverse. In questo modo potremmo avere soggetti compositi in grado di cogliere i cambiamenti e di dare risposte e non solo in termini di supporto alla manifattura. La Silicon Valley di fatto ha funzionato perchè strutturata in questo modo, le singole genialità isolate hanno una vita breve”.

Torniamo a Oderzo, cioè alla sua azienda. Nel 2011 Nice ha chiuso con ricavi e utili in crescita a doppia cifra. Sarà così anche quest’anno?

“Certo, i risultati che pubblicheremo saranno in linea con le previsioni degli analisti, previsioni che danno fatturato in importante crescita, Ebitda intorno al 20% e risultato netto in linea con lo scorso anno”.

 

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