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TORNIAMO A “SOGNARE” IL DOMANI

dalla rivista Nordest Europa.it, Luglio- Agosto 2012 n. 7-8 pag. 66

Da quando questa “crisi” è cominciata siamo in apnea. La paura blocca l’immaginazione e frena gli slanci, mentre dovremmo ritrovare la voglia e l’energia per pensare al futuro e disegnare un sistema diverso da quello che sta crollando.

di Cesare De Michelis

La crisi che ormai cinque anni fa ha investito l’Occidente e l’Europa, riversandosi sull’Italia e quindi sul Nordest, non dà segno di declinare, anzi tende periodicamente a riaccendersi coinvolgendo non solo le istituzioni finanziarie, ma sempre di più ogni sorta di attività produttiva, tanto che ormai sembra chiaro che, piuttosto di un momento critico utile a riallineare i fondamentali economici dei paesi, la situazione di stallo, nella quale il sistema si trova senza avere individuato una via d’uscita, annuncia una profonda e radicale trasformazione degli equilibri, una vera e propria “metamorfosi”, della quale percepiamo il procedere senza riuscire a intravvedere l’esito finale. Non sorprende, dunque, che il sentimento dominante in questo clima di attesa sia una paura sempre più inquietante e diffusa; d’altronde, se ripensiamo al racconto di Kafka che si intitola appunto Metamorfosi, di nuovo l’ansia, se non addirittura l’angoscia, ci inchioda senza scampo.

Mentre i segnali di una nuova condizione si impadroniscono del nostro mondo e ne trasformano i modi di essere, quella che si rivela fragile e incerta è la fiducia che per secoli – quattro almeno – ci ha sorretto nel progresso che segnava il procedere della storia o, che è lo stesso, ci assicurava che domani in ogni caso le cose sarebbero andate meglio di ieri. Negli ultimi decenni del ’900, a partire quanto meno dagli anni Settanta, il futuro si colorava in modo sempre più inquietante e minaccioso, anzi già le prime bombe atomiche sul finire della seconda guerra annunciavano il rischio che la scienza – la tecnologia – era capace ormai di capovolgere il progresso in catastrofe, e da allora le società benestanti ed evolute sembrarono preoccuparsi piuttosto della loro conservazione che di quel che poi sarebbe accaduto. Ora siamo giunti a una definitiva resa dei conti e la convinzione di non poter più conservare i privilegi conquistati attraverso lotte e conflitti durati un secolo e più toglie il fiato e raggela i sentimenti non solo delle classi agiate.

Da quando questa crisi è cominciata stiamo trattenendo il fiato, come in apnea, e intanto continuiamo a lavorare come prima e più di prima, quasi impauriti di risvegliarci in una realtà diversa. La paura, si sa, è una pessima consigliera, blocca l’immaginazione,frena gli slanci; mentre di fronte alla grande trasformazione dovremmo ritrovare la voglia e l’energia per pensare al futuro e disegnarne gli scenari, dovremmo cioè ricominciare a “sognare”, perchè senza la generosità e la passione che solo i grandi progetti sanno suscitare ci mancheranno le risorse di entusiasmo che in questi frangenti sono più di tutte necessarie.

Si tratta, infatti, di disegnare un sistema diverso da quello che intanto sta crollando, di rimettere in discussione le certezze acquisite, di ripensare i ruoli dei vari attori sociali, di ridistribuire le risorse, a cominciare da quelle economiche, ma senza fermarsi a  quelle, anzi coinvolgendo le altre, della fantasia e dell’intelligenza, dei sentimenti e dei valori.

A me sembra chiaro che l’avventura della Modernità si è conclusa con uno scacco epocale dove le speranze di tutte le rivoluzioni di due secoli e più si sono rivelate illusorie e vane, ancor di più irragionevoli. E’ qui, da una revisione complessiva dei modelli ideologici sui quali avevamo fatto affidamento che si deve ricominciare letteralmente da capo, con il vantaggio niente affatto indifferente che abbiamo intanto accumulato ricchezze e risorse inimmaginabili, e, quindi, che da capo non vuol dire in nessun caso da zero; anche se, come stiamo scoprendo giorno dopo giorno, di pregiudizi e abitudini pericolosamente incancrenitisi ci si deve liberare con determinazione.

Se il domani di ognuno e di tutti non si preannuncia più garantito come “migliore”, il futuro dipende in ogni caso dalle scelte che saremo capaci di fare, dai sacrifici che saremo disposti a sopportare e dagli impegni che decideremo di assumerci. Anche dopo la metamorfosi dipenderà da noi la strada che imboccheremo e le soluzioni che troveremo ai problemi, soltanto non varranno più le garanzie e le assicurazioni delle quali ci siamo fidati anche troppo.

 

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