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LAVORA MEGLIO CHI STA BENE

 

BENESSERE ORGANIZZATIVO. Un traguardo possibile anche per le Pmi  (rivista L’Impresa n. 7-8 Luglio Agosto 2012)

Se il benessere individuale e collettivo è un valore condiviso e viene prima del profitto, l’azienda ottiene risultati positivi. Le sette dimensioni che lo creano.

di Angelo Battista

L’espressione “benessere organizzativo” indica una condizione ottimale dell’ambiente di lavoro, caratterizzata da relazioni interne positive, coinvolgimento e cooperazione, stimoli alla crescita, assenza di stress e soprattutto buona qualità della vita lavorativa. Dal punto di vista gestionale corrisponde a una visione “antropocentrica” dell’organizzazione che pone la persona (con i suoi  diritti, doveri, bisogni, aspettative e valori) al centro del sistema azienda. Si tratta quindi di una concezione d’impresa moderna e lungimirante, nella quale il benessere individuale e quello collettivo sono considerati priorità assolute, anche rispetto allo stesso profitto. Che è un obiettivo giusto e importante da perseguire con l’impegno e la collaborazione di tutti partendo però da una prospettiva diversa. Una prospettiva eticamente fondata, che considera il profitto una logica conseguenza dell’interazione di vari fattori interdipendenti, tra i quali: una buona capacità di  leadership, scelte imprenditoriali coraggiose, strategie di marketing e politiche commerciali efficaci, efficienza ad ogni livello operativo, e infine (ma primo per importanza) un orientamento al mercato trasparente e deontologicamente corretto.

Uno stato gratificante per tutti

In una prospettiva di business così evoluta, dove il profitto d’impresa non viene considerato quindi una priorità da perseguire a tutti i costi, bensì un obiettivo strategico subordinato comunque alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, nonchè al rispetto per l’ambiente, i dipendenti sperimentano uno stato gratificante di entusiasmo e benessere. Che si rivela un ottimo antidoto allo stress organizzativo. Nelle imprese dove prevale una tale filosofia gestionale regnano sovrani principi e valori come il rispetto e la fiducia reciproca, la meritocrazia, la lealtà e la trasparenza nella comunicazione.

In un ambiente di lavoro dove il benessere organizzativo viene da tutti percepito come indice di “buona salute” dell’organizzazione, la direzione d’impresa pone tra le massime priorità la soddisfazione del cliente interno-esterno e la valorizzazione delle risorse umane e delle professionalità, ritenendole, a ragione, fattori critici di successo. Ovvero, asset in grado di fare la differenza tra l’azienda competitiva che migliora continuamente prodotti e servizi e per questo cresce e incrementa la propria quota di mercato, e l’impresa che lotta solo per la sopravvivenza. Inoltre dal punto di vista psicologico, condizioni soddisfacenti della qualità dei rapporti interpersonali e della vita lavorativa influenzano positivamente l’umore delle persone e inducono sentimenti di cooperazione e solidarietà, promuovendo la cultura del lavoro di squadra e del miglioramento continuo. Atteggiamenti che, nell’immaginario collettivo dei lavoratori, derivano dalla consapevolezza di sentirsi utili agli scopi aziendali e importanti per il conseguimento degli obiettivi strategici dell’impresa. Si gettano così solide basi per la fiducia del management e un forte senso di appartenenza all’organizzazione.

Le sette dimensioni

Il benessere organizzativo è in ogni caso il risultato di numerose variabili interdipendenti, di cui sette quelle strutturali che concorrono a determinarlo. Ogni dimensione è parte integrante di un sistema e ha una sua specifica ragion d’essere, che la rende funzionale e complementare. Tutte comunque convergono verso un unico scopo: creare nell’ambiente di lavoro condizioni permanenti di sicurezza, vivibilità, orientamento al dialogo e un clima aziendale positivo, professionalmente e psicologicamente stimolante. Ovvero una realtà comune accogliente e con interessi convergenti, che consenta a ogni lavoratore di fare esperienze complessivamente utili alla propria realizzazione e crescita professionale, e all’organizzazione di conseguire i fini e gli obiettivi strategici che si prefigge.

1. Dimensione relazionale

si riferisce al clima aziendale e alla qualità della comunicazione interpersonale; è ciò che rende i rapporti di lavoro più o meno piacevoli e gratificanti

2. Dimensione professionale

pone l’accento su ruoli, compiti e mansioni, e comprende le occasioni di formazione e apprendimento, l’utilità delle esperienze lavorative, le opportunità di crescita professionale e di carriera nonchè lo sviluppo delle proprie potenzialità con percorsi di empowerment

3. Dimensione psicologica

enfatizza l’importanza della crescita personale in senso lato, il valore dell’autostima, nonchè del rispetto  e della buona considerazione da parte delle persone significative del proprio ambiente; più in generale riguarda l’evoluzione armonica della propria personalità e la possibilità di sentirsi autorealizzati, non solo professionalmente

4. Dimensione ergonomica

è quella che promuove la cultura della sicurezza, della salute e del benessere individuale del lavoratore, riguardo lo studio e l’analisi delle condizioni fisiologiche ambientali e organizzative globali e delle singole postazioni di lavoro. Ha per obiettivo la prevenzione dello stress lavoro-correlato e il miglioramento della produttività individuale e di gruppo.

5. Dimensione economica

considera tutti gli aspetti tangibili e intangibili della retribuzione, dei benefit e dei premi di varia natura, affinchè ognuno si senta apprezzato e gratificato anche economicamente nella mansione e nei compiti svolti, nella consapevolezza di ricevere e meritare “una buona paga per un buon lavoro”

6. Dimensione emozionale

riguarda il “vissuto emotivo” che ogni lavoratore sperimenta sulla propria pelle, vivendo la quotidianità dell’ambiente di lavoro e gli inevitabili problemi, conflitti, successi e contraddizioni; comprende tutto ciò che gli rimane dentro come residuo emozionale (gioia, piacere, soddisfazione, ottimismo, entusiasmo e divertimento sul lavoro, o al contrario, noia, ansia, stress, rabbia, frustrazione)

7. Dimensione direzionale

è quella con funzioni di coordinamento e governo di tutte le altre, che sovrintende all’applicazione e al rispetto dei valori guida e dei principi etici dell’impresa. Attiene alle responsabilità di governance della direzione d’impresa e si riferisce specificatamente alle capacità del top e middle management di esprimere buone competenze di leadership. Con il duplice scopo di motivare e aiutare i collaboratori a crescere (empowerment) e di guidare l’organizzazione verso visione strategica e traguardi eccellenti.

Da quanto detto si deduce che il benessere organizzativo non è mai un punto di partenza, bensì uno di arrivo. Un traguardo di fondamentale importanza per la crescita e la competitività dell’impresa, certamente non facile da raggiungere, ma che è possibile conseguire. A condizione però di considerarlo un valore che appartiene a tutti, un must che ogni attore del sistema azienda deve far proprio e perseguire con impegno e senso di responsabilità. Come una “missione” personale con valore di contratto psicologico consapevolmente sottoscritto, prima con sè stessi e poi con l’azienda; una meta moralmente ed emotivamente molto coinvolgente, verso cui tendere con coraggio e determinazione.

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